Aborto e il progresso della scienza
A cura di bussola • 7 Febbraio 2008A prima vista sembra che i ginecologi romani, i firmatari dell’appello che chiede di rianimare sempre i feti, anche se sono quelli di donne che si stanno sottoponendo all’aborto, non abbiano chiara una cosa: cosa sia una donna, che tipo di emozioni possa provare, quali siano le sofferenze a cui può andare incontro. Proviamo a fare alcuni esempi concreti
Una donna è stata violentata. Ed è rimasta incinta. Decide di rifiutare quello che nessuno vorrebbe. Decide in tutta coscienza, con la più lucida razionalità di non voler essere responsabile di un altro crimine: mettere al mondo un bambino non desiderato, o peggio ancora, che si attirerebbe per una vita gli odi di chi suo maglrado lo ha dovuto mettere al mondo.
Un’altra donna ha desiderato un figlio, lo ha voluto con tutta se stessa, lo ha cercato, lo ha avuto. Scopre che le anomalie sono molto più frequenti di quello che si pensi. E che purtroppo non sempre sono passeggere, o leggere, o facilmente risolvibili. Non crede che sia vero che siamo nati per soffrire. Crede invece che sia giusto offrire una prospettiva diversa, sopratutto se si ha la fortuna di nascere tra le braccia di chi ti ha tanto voluto.
Ma i ginecologi delle università romane, di fronte a situazioni simili a quelle descritte, rispondono che salvare il feto, anche se la madre dice di no è un dovere scientifico.
Ammettiamo anche che lo sia. Ma quale scienza lo definisce? In altri Paesi il limite di intervento è fissato alla 24 esima settimana. Al di sotto di questo periodo viene esclusa la rianimazione. Ma ci sono grandi differenze da Paese a Paese. In Canada per esempio si interviene solo su indicazione dei genitori, un riconoscimento del principio che il figlio non è un essere a se stante, ma fa parte di un sistema strettamente connesso.
Il giorno stesso della comunicazione dell’appello, presso la Comunità di Don Benzi, a Roma, ha parlato la mamma di una bambina di quindici mesi “salvata” dall’aborto. Un bel caso da portare come esempio. Forse è solo l’unico. La bambina era stata rifiutata non perché i veri genitori avevano cambiato idea. Ma perché non aveva i bulbi oculari.E cercando di salvarla, le è stata procurata una emorragia cerebrale che l’ha resa sorda e le ha lasciato anche una grave insufficienza respiratoria. Un salvataggio in grande stile.
Ma sono stati in molti a spiegare che la nuova situazione si è venuta a creare perché il progresso scientifico ha ribaltato la situazione e ha imposto nuove e sacrosante regole. La Grande scienza ha permesso di salvare i neonati prematuri, ha rallegrato centinaia di mamme che avevano desiderato la loro gravidanza, e la stavano perdendo. Come si potrebbe dunque ora condannarla? La Grande Scienza ha dimostrato che senza troppa fatica possiamo ancora abbassare i limti. E sta lavorando alcremente per fare bambini fuori dall’utero.
La bambina che ora ha quindici mesi e che allora aveva 26 setimane, dicono, scalciava e aveva una grande vitalità. Chi non si sentirebbe strappare il cuore. Chi non darebbe ragione al team medico che si è trovato di fronte a questa situazione e ha agito come sappiamo? Quello che è successo dopo (l’emorragia e tutto il resto) è una conseguenza imprevedibile…. Oppure no? La vitalità è dunque una condizione sufficiente? Sembrerebbe di si. Ma alcuni studi condotti in Italia in quattro regioni hanno dimostrato che su 121 gravidanze (tra l’altro terminate spontaneamente e non con induzione) il 99 per cento dei casi non ce l’ha fatta. E in ogni caso, oltre all’essere animati, per crescere è necessario avere anche uno sviluppo tale da non rischiare deficit gravissimi, polmoni ben formati, un sistema nervoso che permette, quando si è adulti, di sentire il sole sulla pelle, vedere i colori, sentire la musica, provare emozioni. E questo, quando si nasce verso la 22 esima settimana è fisiologicamente impossibile.
Resta poi da capire di chi saranno i questi bambini che sfuggono all’aborto. Aspetteremo che sia possibile congelarli in attesa di folte schiere di genitori che li vogliono adottare a tutti i costi? O d’ora in poi a tutti i genitori che fanno domanda, verrà offerta anche questa possibilità? Lo desidera giallo, nero, bianco, o….scappato?
O verranno invece imposti alle loro mamme genetiche, così torneremo tutte ad abortire nelle cantine? L’appello dunque, se proprio vogliamo va contro ai principi della 194, vale a dire propone una maternità irresponsabile, o in alternativa una attività illegale e pericolosa per la salute delle donne.
La coppia madre e figlio però, per gli esseri umani, è alla base dell’evoluzione. E non riconoscerne il valore potrebbe essere una azione irresponsabile

