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	<title>Radio Laser &#187; Notizie</title>
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	<description>Science in Action!</description>
	<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 22:19:47 +0000</pubDate>
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		<title>Riccioli d&#8217;oro, adiacenze Via Lattea</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 10:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopoldo Calabria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Potrebbe essere questo l&#8217;indirizzo di una futura colonia umana, situata in una delle centinaia di pianeti rocciosi che orbitano intorno a stelle simili al Sole in una zona della Via Lattea detta appunto Riccioli d&#8217;oro (Goldylocks zone). Un progetto fantascientifico che però potrebbe avere del fondamento se verranno confermate le scoperte fatte dall&#8217;American Association for [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe essere questo l&#8217;indirizzo di una futura colonia umana, situata in una delle centinaia di pianeti rocciosi che orbitano intorno a stelle simili al Sole in una zona della Via Lattea detta appunto Riccioli d&#8217;oro (Goldylocks zone). Un progetto fantascientifico che però potrebbe avere del fondamento se verranno confermate le scoperte fatte dall&#8217;American Association for the Advancement of Science (AAAS) che chiude oggi il suo convegno a Boston.<br />
<span id="more-240"></span><br />
Durante l&#8217;incontro alcuni astronomi di diverse università americane hanno confermato di aver osservato grandi quantità di polvere cosmica intorno a centinaia di stelle simili al Sole, polvere che potrebbe essere il prodotto della collisione di formazioni celesti.<br />
Tra le centinaia di corpi osservati ci sono anche pianeti simili alla Terra, e se si trovassero alla giusta distanza dalla loro stella per non risultare troppo freddi o caldi, potrebbero addirittura ospitare delle forme di vita. Questa fascia della via Lattea è detta appunto Goldiklocks zone e secondo Debra Fischer della San Francisco State University in California, è qui che potrebbero trovarsi dei pianeti con le caratteristiche giuste per poter ospitare la vita umana: una massa simile al pianeta Terra e la distanza giusta dalla propria stella.</p>
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		<title>Aborto e il progresso della scienza</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 13:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bussola</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A prima vista sembra che i ginecologi romani, i firmatari dell&#8217;appello che chiede di rianimare sempre i feti, anche se sono quelli di donne che si stanno sottoponendo all&#8217;aborto, non abbiano chiara una cosa: cosa sia una donna, che tipo di emozioni possa provare, quali siano le sofferenze a cui può andare incontro. Proviamo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A prima vista sembra che i ginecologi romani, i firmatari dell&#8217;appello che chiede di rianimare sempre i feti, anche se sono quelli di donne che si stanno sottoponendo all&#8217;aborto, non abbiano chiara una cosa: cosa sia una donna, che tipo di emozioni possa provare, quali siano le sofferenze a cui può andare incontro. Proviamo a fare alcuni esempi concreti<br />
Una donna è stata violentata. Ed è rimasta incinta. Decide di rifiutare quello che nessuno vorrebbe. Decide in tutta coscienza, con la più lucida razionalità di non voler essere responsabile di un altro crimine: mettere al mondo un bambino non desiderato, o peggio ancora, che si attirerebbe per una vita gli odi di chi suo maglrado lo ha dovuto mettere al mondo.<br />
Un&#8217;altra donna ha desiderato un figlio, lo ha voluto con tutta se stessa, lo ha cercato, lo ha avuto. Scopre che le anomalie sono molto più frequenti di quello che si pensi. E che purtroppo non sempre sono passeggere, o leggere, o facilmente risolvibili. Non crede che sia vero che siamo nati per soffrire. Crede invece che sia giusto offrire una prospettiva diversa, sopratutto se si ha la fortuna di nascere tra le braccia di chi ti ha tanto voluto.<br />
Ma i ginecologi delle università romane, di fronte a situazioni simili a quelle descritte, rispondono che  salvare il feto, anche se la madre dice di no è un dovere scientifico.<br />
Ammettiamo anche che lo sia. Ma quale scienza lo definisce? In altri Paesi il limite di intervento è fissato alla 24 esima settimana. Al di sotto di questo periodo viene esclusa la rianimazione. Ma ci sono grandi differenze da Paese a Paese. In Canada per esempio si interviene solo su indicazione dei genitori, un riconoscimento del principio che il figlio non è un essere a se stante, ma fa parte di un sistema strettamente connesso.<br />
Il giorno stesso della comunicazione dell&#8217;appello, presso la Comunità di Don Benzi, a Roma, ha parlato la mamma di una bambina di quindici mesi &#8220;salvata&#8221; dall&#8217;aborto. Un bel caso da portare come esempio.  Forse è solo l&#8217;unico. La bambina era stata rifiutata non perché i veri genitori avevano cambiato idea. Ma perché non aveva i bulbi oculari.E cercando di salvarla, le è stata procurata una emorragia cerebrale che l&#8217;ha resa sorda e le ha lasciato anche una grave insufficienza respiratoria. Un salvataggio in grande stile.<br />
Ma sono stati in molti a spiegare che la nuova situazione si è venuta a creare perché il progresso scientifico ha ribaltato la situazione e ha imposto nuove e sacrosante regole. La Grande scienza ha permesso di salvare i neonati prematuri, ha rallegrato centinaia di mamme che avevano desiderato la loro gravidanza, e la stavano perdendo. Come si potrebbe dunque ora condannarla? La Grande Scienza ha dimostrato che senza troppa fatica possiamo ancora abbassare i limti. E sta lavorando alcremente per fare bambini fuori dall&#8217;utero.<br />
La bambina che ora ha quindici mesi e che allora aveva 26 setimane, dicono, scalciava e aveva una grande vitalità. Chi non si sentirebbe strappare il cuore. Chi non darebbe ragione al team medico che si è trovato di fronte a questa situazione e ha agito come sappiamo? Quello che è successo dopo (l&#8217;emorragia e tutto il resto) è una conseguenza imprevedibile&#8230;. Oppure no? La vitalità è dunque una condizione sufficiente? Sembrerebbe di si. Ma alcuni studi condotti in Italia in quattro regioni hanno dimostrato che su 121 gravidanze (tra l&#8217;altro terminate spontaneamente e non con induzione) il 99 per cento dei casi non ce l&#8217;ha fatta. E in ogni caso, oltre all&#8217;essere animati, per crescere è necessario avere anche uno sviluppo tale da non rischiare deficit gravissimi, polmoni ben formati, un sistema nervoso che permette, quando si è adulti, di sentire il sole sulla pelle, vedere i colori, sentire la musica, provare emozioni. E questo, quando si nasce verso la 22 esima settimana è fisiologicamente impossibile.<br />
Resta poi da capire di chi saranno i questi bambini che sfuggono all&#8217;aborto. Aspetteremo che sia possibile congelarli in attesa di folte schiere di genitori che li vogliono adottare a tutti i costi? O d&#8217;ora in poi a tutti i genitori che fanno domanda, verrà offerta anche questa possibilità? Lo desidera giallo, nero, bianco, o&#8230;.scappato?<br />
O verranno invece imposti alle loro mamme genetiche, così torneremo tutte ad abortire nelle cantine? L&#8217;appello dunque, se proprio vogliamo va contro ai principi della 194, vale a dire propone una maternità irresponsabile, o in alternativa una attività illegale e pericolosa per la salute delle donne.<br />
La coppia madre e figlio però, per gli esseri umani, è  alla base dell&#8217;evoluzione. E non riconoscerne il valore potrebbe essere una azione irresponsabile</p>
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		<title>First strike contro open source</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 22:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bussola</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I Paesi occidentali devono essere pronti a ricorrere a un attacco nucleare preventivo per fermare la diffusione delle armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa. Il rischio di un&#8217;ulteriore proliferazione delle armi nucelari è imminente e, con esso, la possibilità che abbia luogo un guerra nucleare. L&#8217;uso immediato di armi nucleari rimane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Paesi occidentali devono essere pronti a ricorrere a un attacco nucleare preventivo per fermare la diffusione delle armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa. Il rischio di un&#8217;ulteriore proliferazione delle armi nucelari è imminente e, con esso, la possibilità che abbia luogo un guerra nucleare. L&#8217;uso immediato di armi nucleari rimane l&#8217;ultimo strumento possibile per prevenire la distruzione totale. E ancora: l&#8217;opzione first strike è uno strumento indispensabile, semplicemente perché non è realistico immaginare un mondo libero dal nucleare.<br />
Queste dichiarazioni, non provengono dall&#8217;ultimo libro di Gibson, e non sono state tratte neppure dalle novelle fantascientifiche di Arthur Clarke. Sono invece le dichiarazioni  rilasciate a fine gennaio da cinque tra i più importanti strateghi e ufficiali militari di alto grado europei, I loro nomi dicono poco a noi che viviamo in un mondo sideralmente lontano dalle stanze dei bottoni. E la notizia infatti non ha neppure avuto molta eco sulla stampa italiana. Ma il manifesto firmato da John Shalikashvili, ex supremo comandante Nato, Klaus Naumann, ex chairman del comitato militare della Nato, Henk van de Breemen, ex capo di stato maggiore olandese, Jacques Lanxade, anche lui ex capo di stato maggiore, francese, e Lord Inge, ex capo di stato maggiore e della difesa in Inghilterra, parla molto chiaro: l&#8217;unico modo di combattere e vincere la guerra nucleare è sparare per primi. Non importa con quali danni. D&#8217;altra parte, sottolineano, oggi ci sono delle minacce evidenti: il terrorismo, ovviamente, i fanatismi politici, il cambiamento climatico e l&#8217;insicurezza degli approvvigionamenti energetici (che intendano forse la fine del petrolio?), l&#8217;indebolimento degli stati nazione (forse c&#8217;è bisogno invece di un governo mondiale?).<br />
La soluzione a tutti questi mali è semplice. La Nato deve cambiare i suoi metodi decisionali, e creare un nuovo direttivo formato da leader europei e americani, capace di rispondere rapidamente agli stati di crisi. E la proposta ufficiale verrà fatta al vertice di BUcarest, in aprile. Ed ecco i suggerimenti praici: per esempio passare da un metodo del consenso a un voto di maggioranza, per esempio abolire i veti nazionali. Inoltre: non consentire il voto a chi non partecipa poi alle operazioni militari, e consentire l&#8217;uso della forza senza che sia necessaria l&#8217;autorizzazione del concilio di sicurezza.<br />
La minaccia del first strike è stata l&#8217;elemento centrale della strategia della guerra fredda, uno strumento che ha congelato le due superpotenze, impedendo in effetti l&#8217;uso delle armi. Ma ora, che il semplice equilibrio tra due parti è saltato, e i poteri militari hanno dovuto loro malgrado fare i conti con una realtà diversa, si sta cercando di recuperare il terreno perduto.<br />
Con la forza ovviamente.<br />
Un&#8217;analisi pubblicata su Nature, e che dunque proviene da una prospettiva completamente diversa, ovvero quella di chi si occupa di scienza, conferma la minaccia di una guerra nucleare, ma parte da una interessante prospettiva, di segno completamente opposto. La non proliferazione, dice, è un argomento complesso, ma ci sono degli imperativi che non possono essere ignorati, se vogliamo uscire da questa stagione: nessuna arma nucleare e nessun materiale nucleare, nessun nuovo stato con armi nucleari, nessun ruolo per le armi nucleari nella politica internazionale, e nessun magazzino nascosto che, con la scusa di mettere in sicurezza, accumula armi e materiali nucleari.<br />
Poco meno di un anno fa altri quattro personaggi di grosso calibro, molto diversi dai precedenti, hanno firmato un manifesto per il futuro. Si trattava di George Shultz, Henry Kissinger, William Perry, Sam Nunn. Mettevano in chiaro una cosa: sebbene il metodo della deterrenza possa essere stato in qualche modo utile, tenere le armi nucleari per questo scopo sta diventando pericoloso e del tutto inefficiente.  Gli arsenali nucleari, sostenevano i quattro, sono diventati una responsabilità, non una opportunità. E tutti i Paesi devono liberarsene.<br />
Alcuni ricercatori, nelle settimane scorse, hanno rilanciato ancora più in alto: la sicurezza delle armi nucleari è un punto estremamente delicato. Tutti sanno che è indispensabile proteggere gli arsenali da pazzi, fondamentalisti, o anche solo da capi impulsivi. E infatti i protocolli di sicurezza sono imponenti in tutti i Paesi. Ma sono anche tutti diversi, segreti, ed è impossibile sapere se qualcuno non sta facendo il proprio dovere. La soluzione? La condivisione dei metodi di sicurezza, e l&#8217;open source dei sistemi che consentono di non far saltare in aria tutto il mondo in un minuto.<br />
Alla faccia di chi vuole tenere in mano le leve del comando.</p>
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		<title>Biofuels: l&#8217;Europa fa marcia indietro</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 10:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopoldo Calabria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In un&#8217;intervista alla BBC il Commissario Europeo all&#8217;Ambiente Stavros Dimas ha rivelato che L&#8217;UE sta cambiando idea sui biocombustibili come reale alternativa sostenibile al consumo di idrocarburi. In particolare ha ammesso che l&#8217;UE non aveva considerato dovutamente alcuni effetti collaterali dei biofuels, come l&#8217;aumento del costo delle materie prime da cui si producono, la deforestazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;intervista alla BBC il Commissario Europeo all&#8217;Ambiente Stavros Dimas ha rivelato che L&#8217;UE sta cambiando idea sui biocombustibili come reale alternativa sostenibile al consumo di idrocarburi. In particolare ha ammesso che l&#8217;UE non aveva considerato dovutamente alcuni effetti collaterali dei biofuels, come l&#8217;aumento del costo delle materie prime da cui si producono, la deforestazione e lo spostamento coatto di intere popolazioni per piantare colture dedicate.</p>
<p><span id="more-212"></span> Il Commissario Stavros  ha quindi spiegato che l&#8217;Europa intende adottare dei criteri di sostenibilità precisi e severi che probabilmente porteranno al boicottaggio dei combustibili prodotti con olio  di palma, responsabili della rapida deforestazione indonesiana.</p>
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		<title>Nuvole e torbiere</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Dec 2007 08:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bussola</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si chiamano nuvole mesosferiche e sono enormi  nubi ghiacciate che si trovano al confine dell&#8217;atmosfera in corrispondenza di  Polo Sud e Polo Nord, a un&#8217;altezza di cica 84 chilometri dalla superficie della terra. Ma si stanno spostando sempre più verso il basso, come è emerso dai dati resi pubblici nel corso del meeting [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiamano nuvole mesosferiche e sono enormi  nubi ghiacciate che si trovano al confine dell&#8217;atmosfera in corrispondenza di  Polo Sud e Polo Nord, a un&#8217;altezza di cica 84 chilometri dalla superficie della terra. Ma si stanno spostando sempre più verso il basso, come è emerso dai dati resi pubblici nel corso del meeting dell&#8217;American Geophysical Union che si è tenuto nei giorni scorsi a San Francisco<br />
Ancora una volta, i responsabili sono i gas serra: anidride carbonica e metano soprattutto. L&#8217;anidiride carbonica raffredda l&#8217;alta atmosfera e facilita la formazione dei cristalli di ghiaccio che formano le nubi, Il metano reagisce con l&#8217;ossigeno e forma vapore acqueo, la materia prima per i cristalli di ghiaccio. In alta quota, in condizioni pre umane, l&#8217;aria è 100 mila volte più secca che quella delle grandi aree desertiche. E in queste condizioni le nubi si formano così in alto perché hanno bisogno di una temperatura di 210 gradi sotto zero. Ma se l&#8217;anidride carbonica fa scendere il termometro, e il metano contribuisce fornendo materia prima, le nubi si formano a quote più basse.<br />
L&#8217;abbassamento delle nubi quindi è un&#8217; altro dei sintomi del riscaldamento del pianeta, anche se di per se non modifica la situazione esistente.<br />
La situazione cambierebbe invece molto se venissero adottate delle misure per proteggere le aree umide e le torbiere, ambienti che vengono poco considerati nei bilanci dei gas climalteranti.<br />
Le torbiere e le aree umide, che molti pensano siano ambienti degradati e poco interessanti, sollevano in realtà molti appetiti. Per esempio in un momento in cui allargare le aree coltivate, per ottenere ancora più cibo diventa importante,  vengono bonificate per togliere l&#8217;acqua in eccesso e usare i terreni per le coltivazioni.<br />
Oppure vengono incendiate. In Asia le aree umide si estendono intorno a tutti i corsi d&#8217;acqua. E la popolazione ha imparato a usare il fuoco per farsi strada e andare a pescare. E&#8217; una pratica in teoria assolutamente accettabile, se la popolazione resta limitata. Ma negli ultimi anni sempre più persone si sono dedicate alla pesca per cercare di recuperare reddito e cibo.<br />
Il risultato è che vengono prodotte ogni anno altre 3 miliardi di tonnellate di carbonio, il 10 per cento di quelle emesse dai combustibili fossili, che potrebbero invece essere evitate.<br />
Le torbiere e le aree umide sono degli enormi depositi di materiale organico, esattamente come le foreste tropicali. Ma rispetto alle foreste, immagazzinano il carbonio in modo molto più efficiente. Gli esperti ritengono che sia meglio proteggere le torbiere, piuttosto che puntare alla riforestazione. E calcolano anche che l&#8217;efficienza è 100 volte superiore a quella della protezione di altri ambienti. Non poco.<br />
Ma questa impostazione, finora, è passata in secondo piano: fare campagne per piantare gli alberi ha evidentemente un impatto più forte nella comunicazione delle soluzioni che vengono messe in atto per &#8220;risolvere&#8221; l&#8217;effetto serra.  Non solo. I fumi che si alzano dagli incendi sono tra i principali responsabili delle nuvole marroni che ogni anno coprono gran parte del continente asiatico.<br />
Tra l&#8217;altro è da ambienti come questi, rimasti intrappolati nella roccia e fossilizzati, che si sono formati i giacimenti di petrolio.<br />
Bruciarle, o comunque degrdarle dunque, è esattamente come consumare carburante, senza neppure aver mosso l&#8217;automobile.</p>
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		<title>Cambiamento climatico: scienziati pessimisti su decisioni dei politici</title>
		<link>http://radiolaser.amisnet.org/2007/12/10/cambiamento-climatico-scienziati-pessimisti-su-decisioni-dei-politici/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 09:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopoldo Calabria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Alcuni scienziati, già consulenti del governo britannico e di quello tedesco sulle questioni climatiche, giudicano insufficiente l&#8217;azione della comunità globale sulle misure per ridurre le emissioni di gas serra, e ritengono assai probabile che si verifichi entro breve il tanto temuto innalzamento di due gradi centigradi della temperatura terrestre.
In particolare il professor David King , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni scienziati, già consulenti del governo britannico e di quello tedesco sulle questioni climatiche, giudicano insufficiente l&#8217;azione della comunità globale sulle misure per ridurre le emissioni di gas serra, e ritengono assai probabile che si verifichi entro breve il tanto temuto innalzamento di due gradi centigradi della temperatura terrestre.<span id="more-193"></span></p>
<p>In particolare il professor David King , in un&#8217;intervista alla BBC a commento dell&#8217;annuale summit ONU sul clima che si sta svolgendo a Bali, ha dichiarato che a suo parere il governo del Regno Unito ha sottovalutato la questione del cambiamento climatico globale almeno fino al 2005, mentre ora avrebbe in atto un piano che lo stesso professore giudica il più avanzato tra quelli dei paesi occidentali.</p>
<p>Secondo King un possibile miglioramento nell&#8217;atteggiamento della comunità internazionale potrebbe arrivare dalla fine dell&#8217;amministrazione Bush e dalla rimozione del suo uomo di fiducia James Connaughton, che ha guidato le strategie USA sul clima durante il governo di &#8220;George W&#8221;.<br />
Nel frattempo però, sempre secondo King, saranno necessarie misure drastiche per l&#8217;adattamento alle conseguenze del previsto innalzamento della temperatura. Misure i cui costi saranno addirittura superiori a quelli per ridurre le emissioni di carbonio attualmente emesse a livello globale.</p>
<p>Dello stesso avviso il consulente del governo tedesco John Schellnhuber, che ritiene altamente improbabile che il limite del 2015 fissato dal IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per stabilizzare le emissioni di carbonio, venga rispettato. Soprattutto se si considera che dall&#8217;approvazione del protocollo di Kyoto i principali paesi industrializzati hanno aumentato le loro emissioni anziché ridurle (per esempio Giappone +6%, Italia +7.4%, Spagna +59.8%), e i paesi emergenti che avrebbero dovuto ridurle senza essere vincolati legalmente dal trattato, si sono dati da fare per recuperare il terreno nei confronti dei grandi inquinatori.</p>
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		<title>Perché l&#8217;Australia ha firmato il protocollo di Kyoto</title>
		<link>http://radiolaser.amisnet.org/2007/12/05/perche-laustralia-ha-firmato-il-protocollo-di-kyoto/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 17:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bussola</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[C&#8217;é anche l&#8217;Australia, alla 13esima conferenza internazionale sul clima che si è aperta inquesti giorni a Bali, in Indonesia. E&#8217; la prima volta in quasi 11 anni che partecipa al summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. E la sorpresa è arrivata quando il premier australiano Rudd ha per prima cosa ratificato il protocollo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;é anche l&#8217;Australia, alla 13esima conferenza internazionale sul clima che si è aperta inquesti giorni a Bali, in Indonesia. E&#8217; la prima volta in quasi 11 anni che partecipa al summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. E la sorpresa è arrivata quando il premier australiano Rudd ha per prima cosa ratificato il protocollo di Kyoto. L&#8217;Australia, insieme a Cina e Stati Uniti era uno dei grandi dinosauri che non volevano sentir parlare di accordi internazionali e strategie per combattere l&#8217;effetto serra. E l&#8217;Australia è anche il Paese che ha il più alto tasso pro capite di emissioni di gas serra nel mondo. Il 50 per cento provengono da carbone.</p>
<p>Nella scelta del premier labourista ha pesato sicuramente il fatto che negli ultimi anni, in Australia, gli effetti del riscaldamento globale sono diventati tangibili, Nel 2006 il Paese ha vissuto la più grave siccità degli ultimi cent’anni. Le conseguenze, specie per le zone rurali, sono state pesanti: campagne ridotte a deserti, agricoltori disperati e prezzi dei generi alimentari saliti alle stelle, nonostante siano state prese severe misure di restrizione dell&#8217;uso dell&#8217;acqua. E quest&#8217;anno terribile è arrivato dopo altri sei precedenti anni di siccità.<br />
Il precedente premier australiano, John Howard, centro destra, fedele alleato di Bush, aveva promesso un pacchetto di 300 milioni di euro da investire per produrre energia pulita e rinnovabile. Ma aveva anche sottolineato come l’Australia fosse il primo esportatore di carbone. Ha sempre negato l&#8217;esistenza dell&#8217;effetto serra e le responsabilità dell&#8217;uomo.<br />
Ma molti ritengono che abbia perso le ultime elezioni, concluse il 24 novembre scorso, proprio a causa dell&#8217;effetto serra e negli sconvolgimenti climatici che hanno colpito il continente. Per una nazione dove il 40% del territorio è già desertico, la riduzione delle aree coltivabili è una minaccia seria: è in gioco il futuro di una delle agricolture più competitive del pianeta, uno dei pilastri del commercio estero australiano. E sono ormai molti gli australiani che si riforniscono per l&#8217;energia tramite la griglia di GreenPower: per una bolletta elettrica più cara, la corrente viene generata solo da centrali idrolettriche, eoliche o solari.<br />
Rudd, in campagna elettorale, ha invece definito il cambiamento climatico «la più grande sfida morale della nostra generazione. Ed ecco dunque perchè in uno dei suoi primi interventi pubblici ha ribaltato il quadro precedente, lasciando gli Usa senza uno dei suoi più potenti alleati contro il protocollo di Kyoto.<br />
Nelle due settimane di lavori, i paesi partecipanti dovranno arrivare ad un accordo che sostituisca il documento firmato a Kyoto nel &#8216;97, e che vale solo fino al 2012. I due grandi nodi da sciogliere sono ancora la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra, che nonostante gli accordi continuano ad aumentare: solo 36 nazioni hanno limiti nella produzione delle emissioni, e molti non li stanno neppure rispettando. Inoltre non è ancora stata fissata neppure la scaletta delle priorità per l&#8217;accordo futuro, ma si punta a profilare un nuovo accordo da siglare nel summit che si terrà a Copenhagen nel 2009. Poco prima che i rappresentanti di oltre 130 Paesi andassero a godersi un summit organizzato lungo le spiagge tropicali e che forse non porterà gran risultati, se si eccettua la sortita dell&#8217;Australia, l&#8217;Ipcc ha rilasciato un nuovo report che non lascia speranze: il riscaldamento è ormai inequivocabile. Le evidenze provengono da osservazioni sull&#8217;incremento della temperatura media dell&#8217;aria e degli oceani, lo scioglimento dei ghiacci e della neve, l&#8217;innalzamento del livello dei mari. Le emissioni di gas serra sono aumentate del 70 per cento dagli anni settanta.<br />
E fare marcia indietro si sta dimostrando più difficile del previsto, non tanto per la gente, che ha più volte dimostrato la propria disponibilità, ma per chi tiene in mano le briglie della produzione e dei governi.</p>
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		<title>Cellulari assassini?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 09:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopoldo Calabria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La Associated Press riferisce la notizia di un minatore coreano trovato morto nella cava presso cui lavorava con ferite da ustione sul petto e un collasso degli organi interni, probabile causa del decesso. Nel taschino della camicia dell&#8217;uomo è stato trovato un cellulare LG la cui batteria era sciolta, dopo essere probabilmente esplosa. La polizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Associated Press riferisce la notizia di un minatore coreano trovato morto nella cava presso cui lavorava con ferite da ustione sul petto e un collasso degli organi interni, probabile causa del decesso. Nel taschino della camicia dell&#8217;uomo è stato trovato un cellulare LG la cui batteria era sciolta, dopo essere probabilmente esplosa. La polizia sud coreana ha aperto immediatamente un&#8217;inchiesta, ma dalla ditta di telefonia, la quinta nel mondo per numero di dispositivi mobili prodotti, si affrettano a definire altamente improbabile l&#8217;eventualità che la batteria sia esplosa uccidendo l&#8217;uomo.</p>
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		<title>Il fumo e i capelli non vanno daccordo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 11:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopoldo Calabria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology mette in relazione il vizio del fumo con la perdita dei capelli negli uomini di mezza età.
I ricercatori hanno analizzato un campione di 740 taiwanesi di età media di 65 anni, per scoprire che fumare almeno 20 sigarette al giorno può diventare un fattore determinante nell&#8217;insorgere di alopecia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology mette in relazione il vizio del fumo con la perdita dei capelli negli uomini di mezza età.<span id="more-175"></span><br />
I ricercatori hanno analizzato un campione di 740 taiwanesi di età media di 65 anni, per scoprire che fumare almeno 20 sigarette al giorno può diventare un fattore determinante nell&#8217;insorgere di alopecia androgenetica, la calvizie tipicamente maschile a cui comunque i caucasici sono più soggetti rispetto agli uomini di origine asiatica.</p>
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		<title>La rete delle reti rischia la congestione entro il 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 10:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopoldo Calabria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Uno studio americano condotto dalla Nemertes Research prevede entro il 2010 una congestione della banda a disposizione degli utenti del web, sia a causa della domanda sempre crescente, che della quantità di dati che viaggeranno sulle autostrade digitali.
Secondo lo studio per scongiurare tale pericolo sarebbero necessari a livello globale investimenti in infrastrutture per 137 miliardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio americano condotto dalla Nemertes Research prevede entro il 2010 una congestione della banda a disposizione degli utenti del web, sia a causa della domanda sempre crescente, che della quantità di dati che viaggeranno sulle autostrade digitali.<span id="more-168"></span><br />
Secondo lo studio per scongiurare tale pericolo sarebbero necessari a livello globale investimenti in infrastrutture per 137 miliardi di dollari. Secondo comScore, la ditta che ha svolto delle infdagini quantitative per conto dello studio, nel solo mese di maggio 2007, circa il 75% degli utenti internet statunitensiha visto una media di 158 minute di video online per un totale di 8,3 miliardi di video in streaming.<br />
Secondo lo studio senza miglioramenti tecnici all&#8217;attuale configurazione della rete delle reti, nuovi colossi come Amazon o youTube non potranno più nascere, non per la carenza di domanda ma per la scarsezza di banda.</p>
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